Ricostruzione


La ricostruzione del Friuli terremotato fu completata nell’arco di una decina di anni. Praticamente tutti coloro che avevano avuto la casa danneggiata o distrutta, alla metà degli anni Ottanta erano in una nuova, e più sicura, abitazione. Considerando l’entità sismica dell’evento e l’area che aveva interessato, non ci sono esempi, almeno in Italia, di celerità ed efficacia simili.

Il ‘com’era dov’era’ che guidò tale opera ebbe la sua migliore realizzazione nella riedificazione dei centri storici distrutti. Per riportarli in vita, applicandovi le moderne tecniche antisismiche, fu necessaria la cooperazione di tutti: delle amministrazioni comunali che ebbero ampia autonomia nella pianificazione urbanistica, degli architetti, dei professionisti e delle imprese che mediarono tra i desideri degli abitanti e i limiti tecnici, e infine della popolazione stessa, che in affollate assemblee popolari contribuì alle decisioni più importanti. La cittadina di Gemona e il centro murato di Venzone sono a riguardo i casi più noti, ma la medesima comunità di intenti si realizzò anche a Buja, Artegna e in altri centri minori.

Il sistema adottato, basato sulla standardizzazione tecnica degli interventi e sulla ricostruzione in situ dell’edilizia residenziale, ridusse la possibilità di variare le scelte stilistiche e costruttive: il risultato fu, in questo senso, una forte uniformità di linguaggio architettonico. Il ‘moderno’ trovò altrove modo di esprimersi, nell’edilizia pubblica, negli edifici di culto, negli opifici.

Un altro ambito in cui la collaborazione tra privato e pubblico funzionò al meglio fu quello del recupero e della salvaguardia dei beni culturali: sia quelli non tutelati sul territorio, ad esempio le abitazioni tradizionali per le quali fu creata una categoria normativa apposita di intervento, sia l’amplissimo novero delle opere artistiche che furono messe in salvo, catalogate e studiate, in molti casi per la prima volta, creando le condizioni per la loro valorizzazione. Mostre e convegni di rilievo internazionale ne accompagnarono il recupero, rinforzando l’idea che l’essenza di un territorio e della sua popolazione è data anche dalla sua cultura.