Dibattito


Nei giorni immediatamente successivi alla scossa del 6 maggio 1976 il presidente del Consiglio Aldo Moro prese una decisione che sarebbe risultata fondamentale per la ricostruzione: protagonista ne sarebbe stata la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, una regione a statuto speciale che, a differenza di quelle a statuto ordinario, esisteva da una dozzina d’anni e aveva già una discreta routine amministrativa di funzionamento.

Anche la discussione su quale direzione si sarebbe dovuta prendere partì subito, con la politica convinta sin dal primo momento che si dovesse puntare sul ‘com’era dov’era’, mentre studiosi di urbanistica e architetti ritenevano che la ricostruzione offrisse l’occasione per provare a immaginare soluzioni diverse in grado di assecondare, se non di anticipare, le tendenze della modernizzazione economica e sociale.

Il dibattito su quale filosofia si dovesse seguire rimase, in realtà, una discussione tutta teorica: tanto il popolo delle tendopoli quanto la classe politica decisero subito che i paesi dovevano rinascere esattamente dov’erano prima delle scosse e che le case abbattute, fin dove fosse possibile, dovevano essere riedificate come prima. I nuovi materiali e le nuove tecniche antisismiche furono accettati, ma si cercò di salvare tutto il salvabile. Una sola, piccola new town vide la luce, Nuova Portis nel Comune di Venzone, perché il sito originario del villaggio era minacciato da una frana.

Il secondo, decisivo episodio che segnò l’avvio della ricostruzione ebbe luogo non nella capitale ma nella sede della Regione a Trieste. Fu il patto informale che venne stretto tra la forza politica egemone in regione, la DC, da una parte, e le forze d’opposizione dall’altra, tra cui in prima fila il PCI. Fu stabilito che tutte le componenti politiche e culturali del territorio avrebbero messo da parte differenze e antagonismi per collaborare unitariamente e far rinascere il Friuli: fu una sorta di ‘compromesso sismico’, come è stato chiamato, che coinvolse tutti nell’opera di rigenerazione del Friuli terremotato. Gli uffici regionali, le amministrazioni locali e i sindaci furono il motore di questa impresa.