Restare o andare
Sfollati in piazza Italia a Maniago, 1976. Archivio CRAF
Per chi aveva avuto la casa danneggiata
dalla scossa del maggio 1976 la speranza di rientrare in casa svanì in breve
tempo. L’obiettivo di passare ‘dalle
tende alle case’ si rivelò ben presto irrealizzabile. Con il passare dei mesi
il rifiuto delle baracche, che agli occhi dei terremotati rappresentavano lo
spettro di una condizione già vissuta altrove in Italia, si indebolì. Nelle
tende aumentò la rabbia di coloro che temevano di dover trascorrere l’inverno
in quelle condizioni.
Organizzati in comitati, uno per ogni
tendopoli, i senzatetto, sostenuti dalla Chiesa friulana, denunciarono
pubblicamente la loro situazione, anche durante la visita in Friuli del
presidente del Consiglio, Giulio Andreotti. Poco dopo, le nuove, forti scosse di metà
settembre fecero tramontare ogni illusione, rendendo evidente che la
ricostruzione sarebbe stata lunga e bisognava attrezzarsi per l’inverno ormai
alle porte. Richiamato in Friuli, il Commissario straordinario Giuseppe
Zamberletti ricevette carta bianca per l’organizzazione dell’esodo di migliaia
di persone e l’installazione dei prefabbricati che si impegnò a completare
entro marzo 1977.
In poche settimane, con l’aiuto
dell’Esercito, venne organizzato il trasferimento di oltre 32 mila persone
verso la costa adriatica friulana, le vicine località balneare venete e la
montagna carnica. Nelle case furono ospitate le famiglie, gli anziani non
autosufficienti furono accolti negli alberghi. Si mobilitò una rete di aiuti
straordinaria. Nelle località turistiche le comunità si organizzarono per
coordinare i servizi, per assistere i più deboli o chi aveva perso i
famigliari, per tenere vivo il senso dello stare assieme. I preti e i giovani
furono il nerbo di un’inimmaginabile esperienza di comunità.
In sei mesi Zamberletti avviò e completò
la realizzazione dei villaggi prefabbricati. Il 31 marzo 1977 si liberarono gli
alberghi nelle località turistiche, i senzatetto rientrarono nei loro paesi e
trovarono gli alloggi provvisori che li avrebbero accolti fino a che la
ricostruzione non fosse terminata. Sarebbe stato un lavoro lungo, e c’era
bisogno di tutti.